Verdun val bene una messa?

Di Gianni Baget Bozzo
30 Gennaio 2003
La ricaduta della guerra irakena può essere pesante, può essere la fine di quella Comunità atlantica frutto dell’alleanza contro il nazismo e contro il comunismo, che fu una delle strutture portanti della politica mondiale.

La ricaduta della guerra irakena può essere pesante, può essere la fine di quella Comunità atlantica frutto dell’alleanza contro il nazismo e contro il comunismo, che fu una delle strutture portanti della politica mondiale. La divisione tra Stati Uniti da un lato, Francia e Germania dall’altro, sull’intervento in Irak non è la prima divisione nella storia della Comunità atlantica, ma, fino a che ci fu l’impero sovietico, le divergenze, in genere dovute alla volontà francese di differenza, furono contenute dalla presenza dell’avversario di principio. E, in particolare, la Francia non ebbe mai, nelle sue divergenze dagli Stati Uniti, il sostegno tedesco. Questa volta il dissenso dagli Stati Uniti è venuto, nella sua forma più radicale, dalla Germania socialdemocratica e verde. Il fatto più rilevante è la rinascita del nazionalismo tedesco sotto la direzione della sinistra tedesca. Questa volta il nazionalismo tedesco si è unito al nazionalismo francese. L’assemblea dei parlamentari delle due nazioni all’Eliseo ed al Bundestag nel ricordo del patto franco- tedesco di Adenauer e di De Gaulle dà un’immagine di segno opposto a quella di Mitterrand e Kohl mano nella mano dinanzi al cimitero di Verdun: allora il tema era la democrazia e la pace tra le due nazioni, questa volta, per la prima volta, l’unità franco-tedesca ha un segno antiamericano. L’asse franco-tedesco non è più un asse atlantico e nemmeno un asse europeo: è la decisione della rottura del nesso atlantico a tutti i livelli. È dubbio che la convergenza di due nazionalismi faccia un’unità politica. All’asse franco-tedesco si oppone la scelta americana fatta da Inghilterra, Italia e Spagna, che preferiscono la leadership americana al duopolio franco-tedesco. Il fatto dato dalle assemblee comuni dei due Parlamenti mostra che i due Paesi sono decisi a porre gli Stati Uniti di fronte allo show down: o accettare che l’Onu governi la questione irakena (e che non faccia guerra), o decidere l’isolamento di un’azione unilaterale con dodici paesi, forse con il voto contrario del Consiglio di Sicurezza. Viene l’impressione che qui sia in gioco qualcosa di più della questione irakena, che ci sia la volontà di dimostrare che l’impero americano è una potenza militare ma non una potenza politica. Può essere che, come nel passato, le divergenze franco-americane appaiano più tattiche che strategiche e che sia possibile trovare una via media tra gli Stati Uniti e l’asse franco-tedesco: però le cose sono andate più oltre di quanto i protagonisti pensassero; l’America non può non fare la guerra e l’asse franco-tedesco non può farla. Ormai la partita si è radicalizzata in Occidente. Se la guerra si farà, i due più importanti paesi europei diverranno marginali nel Mediterraneo ed altrove. L’unica loro politica è l’impunità per Saddam Hussein ed i terroristi islamici; una prospettiva non fascinosa che renderà più difficile il cammino dell’Unione Europea. bagetbozzo@ragionpolitica.it

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