In verità vi dico: Piero è anticomunista, Gian Carlo perseguitato, Dc e Psi si suicidarono.
«Il problema che ci tormenta è: perché giustizialista e Micromega sono insulto»?, scrive Furio Colombo sull’Unità. Se il direttore del giornale che fu fondato da Antonio Gramsci avesse fatto il boss della Fgci invece che della Fiat, gli sarebbe capitato di canticchiare le Tre bandiere. La strofetta «Bandiera nera / la vogliamo no / perché l’è il simbolo della galera / Bandiera nera / la vogliamo no», gli avrebbe fatto capire perché in alcuni ambienti della sinistra certe cose non piacciono proprio. *** «Mi spaventa quel che sta accadendo in America, questa caduta delle garanzie», dice Ilda Boccassini a Repubblica. Lacrime se tolgono le garanzie in America, champagne se l’aboliscono in Italia? *** «Il riformismo è il contrario di un decalogo: significa tradurre valori inalienabili in cose da fare», dice Pietro Folena al Manifesto. E dice anche: «Abbiamo affermato un profilo in cui donne e uomini con storie diverse hanno fatto affermazioni molto simili» o «C’è stata un’anima che dava alla svolta un’altra chiave». Chissà, se almeno lui capisce quel che vuol dire. *** «Trattati come nemici da abbattere», scrive Gian Carlo Caselli sull’Unità. Non si riferisce a Giulio Andreotti, Bruno Contrada, Marcello Dell’Utri, Calogero Mannino o Francesco Musotto. Ma a se stesso e ai suoi amici. *** «Ma per carità, il rancore personale non c’entra nulla», dice Achille Occhetto al Giorno, parlando del suo rapporto con i Ds. Come si fa a pensare cose simili di un politico con la sua personalità così equilibrata e serena quale è quella dell’ex segretario-scioglitore del Pci? *** «Vedi Fassino, dopo essere stato a Genova e poi ad Assisi e sabato scorso alla manifestazione pacifista di Roma, trovo che la formula che noi usiamo del “socialismo europeo” è incredibilmente stretta, fuori tempo, fa una figura misera» scrive Pietro Sansonetti su Liberazione. Non sempre il viaggiare fa bene. *** «Per giungere a questo risultato il tribunale di Milano ha evidentemente fatta propria un’interpretazione di tipo sostanzialistico», scrive Vittorio Grevi sul Corriere della Sera, riferendosi alle vicessitudini del processo Previti. Anche nelle parole di un giurista ipergiustizialista traspare qualche riserva sui giudici di Milano. Devono proprio averla fatta grossa. *** «Io sono a favore delle privatizzazioni: lo sono sempre stato», dice Piero Fassino al Sole 24 Ore. Era anche anticomunista. Chissà che cosa aveva in testa quando negli anni ’70 s’iscrisse al Pci? *** «La verità è che la Dc e Psi si erano distrutti da soli», dice Massimo Brutti alla Stampa. La verità? La Verità, Tutta la Verità, Nientaltro che la Verità. E la magistratura non ha dato neanche un aiutino? *** «Le donne hanno pagato un conto durissimo per anni», dice Maurizio Costanzo alla Stampa. Quali donne? Dove? In che anni? In che trasmissioni? Che conti? Durissimi? Nubili o coniugate? *** «I giovanili entusiasmi ultraliberisti manifestati dal presidente della Confinustria mi sembrano mal riposti», dice Massimo d’Alema al Corriere della Sera. Ecco un esempio perfetto di arroganza dalemiana. Il presidente Ds è in gran forma. E per di più ormai imita costantemente l’imitazione che di lui ha fatto Sabina Guzzanti.
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