VERITA’ (FEMMINILI) MANIPOLATE

Di Emanuele Boffi
09 Giugno 2005
IL CORPO DELLE DONNE, LA LIBERTA' DELLE DONNE, IL DIRITTO DELLE DONNE... DALL'OLIO, SCARAFFIA E TILIACOS DIFENDONO LA LEGGE 40 CONTRO QUELLA RETORICA CHE NASCONDE IL PROGETTO DI TRASFORMARE IL CORPO NEL "PIU' GRANDE LABORATORIO DEL XXI SECOLO"

Dovrebbero essere le stesse proprietarie a negare il permesso di utilizzare il loro ventre come il più straordinario laboratorio del XXI secolo. E invece, nel dibattito sulla legge 40 e relativo referendum, della posizione delle donne si è sentito parlare soprattutto per quanto riguarda i “diritti”, le “libertà”, i “sentimenti”. Che le loro viscere siano usate dalla tecnoscienza per condurre i propri esperimenti, sembra garbare a chi si è schierato per il “sì”. «Mentre dovrebbe essere il contrario» dice a Tempi Nicoletta Tiliacos, firma del Foglio impegnata nella difesa della legge 40. «Chi denuncia la 40 – prosegue – come norma contro le donne, in realtà, chiede che venga eliminato proprio quell’articolo della legge che più le tutela». Perché abolire la gradualità di accesso alle pratiche di fecondazione assistita, come previsto dalla norma vigente, significa «togliere quel principio di precauzione che la legge chiede quando impone che sia verificata e accertata la sterilità che, ricordiamolo, è il problema di partenza per cui si ricorre alla fecondazione in vitro. Tale richiesta è la prima garanzia che la salute delle donne è uno dei punti cardini che si vuole tutelare. Chi ne chiede l’abrogazione non fa altro – infischiandosene della sterilità – che lasciare campo libero alla produzione di “materiale genetico da laboratorio” per altri e meno nobili scopi».
La giornalista e scrittrice Anselma Dall’Olio è rimasta impressionata dalla «divisione nel mondo del femminismo. Mentre in America le femministe, anche più laiche e libertarie, sono per una regolamentazione severa di queste tecniche, in Italia ce ne sono molte per il “sì”. C’è da rilevare che più le donne sono informate e conoscono i dettagli, più capiscono che a preservare la salute ci pensa questa legge, non la sua abrogazione». Purtroppo il femminismo italiano sconta «un certo automatismo, una certa banale semplificazione delle questioni», riducendosi alla cantilena «di slogan antichi legati a battaglie di una volta». Basterebbe, invece, ripartire «dalla ragione e da ciò che essa mostra, anziché dalla ritrita retorica sul diritto di scelta delle donne. Qui stiamo discutendo di tecniche che permettono una manipolazione che avviene fuori dal corpo e di cui il corpo femminile è oggetto. Penso, ad esempio, al bombardamento ormonale cui molte giovani, sane e senza problemi, si sottopongono senza essere adeguatamente informate. A che altro serve se non per produrre una grande quantità di embrioni dalla fine incerta?».

puro ruolo biologico
Alla manipolazione del corpo femminile la giornalista e scrittrice Lucetta Scaraffia aggiunge «la manipolazione dei giornali che hanno molto insistito sulla contrapposzione fra le mogli (pare tutte favorevoli alla legge) ai mariti (tutti contrari). Ma chi l’ha detto? Io invece credo che le donne abbiano bisogno di difendere la legge 40». Alla Scaraffia non piace che «si voglia far credere che la libertà delle donne consista nella liberazione dal loro ruolo biologico. è il contrario: bisognerebbe valorizzare la specificità della donna all’interno delle loro caratteristiche biologiche. Questo dovrebbe essere uno degli obiettivi anche del femminismo. Invece vediamo come questa istanza sia quasi sottaciuta, nascosta, non gli si dia parola. E così va a finire che si contrappone la libertà della donna al suo essere madre. Quando, invece, sarebbe più bello che una donna possa essere libera e, al tempo stesso, madre».

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.