Very Welfare
Portare aiuto là dove ce n’è bisogno, superando la logica dell’assistenzialismo e valorizzando l’esperienza delle organizzazioni che da anni lavorano nel sociale e nella protezione ambientale. È questo l’obiettivo comune ai sette diversi progetti, sostenuti nel 2002 dall’Osservatorio nazionale dell’associazionismo, che hanno avvicinato sette differenti tipologie di utenti, dall’assistenza a ragazzi problematici, fino alla riqualificazione di aree territoriali.
Cantiere sociale: Cdo, Acli, Arci
Il progetto “Cantiere sociale” si rivolge a ragazzi problematici, provenienti da contesti sociali a rischio. Le difficoltà di questi giovani sono di natura scolastica e comportamentale. Difficoltà che generano, a catena, disagi nell’approccio al mondo del lavoro.
Muovendo dall’osservazione di questa situazione critica gli operatori, tramite centri creati ad hoc, hanno inserito gli adolescenti in un percorso mirato ad aiutarli a capire come affrontare il proprio futuro. A guardare all’avvenire, insomma, senza il pesante gioco dell’incertezza e della paura. In molti casi la strategia vincente si è rivelata essere quella di ricorrere al supporto e al coinvolgimento delle famiglie dei ragazzi. Il direttore generale della Federazione per l’impresa sociale (Fis) della Compagnia delle Opere, Guido Boldrin, racconta con entusiasmo questa esperienza in cui la Fis, insieme ad Acli e Arci, ha fatto da capofila. La Federazione ha infatti messo a disposizione la propria decennale esperienza nel campo del sociale al servizio di coloro che versano in situazioni di difficoltà economica e di emarginazione. La modalità adottata è stata quella di sostenere ed accompagnare le persone coinvolte nel progetto, innanzitutto attraverso la condivisione delle proprie reti di relazioni e di servizi. A beneficiare di questa collaborazione – pienamente riuscita, come testimoniano i protagonisti – sono stati giovani e adolescenti nomadi e immigrati, ma anche italiani disoccupati di lunga durata, che sono così divenuti protagonisti di un progetto nazionale finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ai sensi della legge 383/2000 sull’associazionismo.
Parchi accessibili: Cts, Legambiente
Il progetto riguardava gli interventi per promuovere la visita delle aree naturali protette da parte delle persone diversamente abili. È stato realizzato dal Centro turistico studentesco, capofila, e Legambiente. A questo proposito Micaela Solinas, responsabile del settore turismo e parchi del Cts, ha fornito dati importanti sulla disabilità, che testimoniavano quanto fosse urgente rimuovere alcune barriere, affinché anche le persone diversamente abili potessero godere delle bellezze della natura e dell’ambiente, di cui l’Italia è ricca.
Lo studio su come rendere agibili i parchi si è rivelato lungo e complesso e ha reso necessario il coinvolgimento delle regioni interessate, che si sono impegnate insieme ai responsabili del progetto per fotografare la realtà esistente e pianificare ipotesi di miglioramento. Nei piani iniziali del progetto c’è anche l’obiettivo di dare vita a una banca dati dei parchi accessibili e creare un “manuale delle buone pratiche”; ossia una sorta di vademecum che raccolga le esperienze positive di costruzione di aree verdi agibili per persone diversamente abili, per mettere in atto una nuova cultura dell’accessibilità.
Libera terra
Di delicata trattazione è stato il progetto realizzato da Libera (Associazioni, nomi e numeri contro le mafie) per l’uso sociale dei beni confiscati nella provincia di Reggio Calabria. Un progetto di cui ci parla Giacomo Zappia, il giovane agronomo che ha dato vita alla cooperativa Valle del Marro, insistendo soprattutto sull’importanza dell’ambiente parrocchiale per aiutare i giovani a non perdersi, a non lasciare la Calabria, per cercare lavoro al Nord.
Proprio in risposta al bisogno di andare incontro a chi cerca un lavoro, è nata la cooperativa, che utilizza terreni dismessi che la Regione aveva confiscato alla ‘ndrangheta e altrimenti destinati a rimanere tristemente inutilizzati. È stato indetto un bando per permettere ai giovani che lo desiderassero di prepararsi per gestire una cooperativa. Alcuni dei ragazzi che hanno risposto all’appello hanno deciso, a percorso ultimato, di intraprendere questa avventura. In seguito si è trattato di ottenere le necessarie concessioni, e successivamente trasformare le terre in terreni fertili per agrumeti, uliveti e campi per la coltivazione di peperoncini e melanzane, simboli della agricoltura calabrese.
I racconti di questi ragazzi, sottratti alla disoccupazione o all’emigrazione forzata al nord, testimoniano, ancora oggi a progetto ultimato, quanto sia prezioso un metodo di intervento in realtà a rischio che insegni ai giovani a camminare con le proprie gambe, senza lasciare la proria terra natale.
Comunità a colori: Scs, Cnos
Tema del progetto realizzato da Scs/Cnos è l’integrazione dei minori stranieri. Andrea Sebastiani, il responsabile, con queste parole spiega il perché dell’iniziativa. «Osservando la realtà ci siamo accorti che la questione dell’integrazione può essere affrontata in due modi, da un lato con diffidenza, e dall’altra con eccessiva chiusura». Trattandosi di adolescenti alle prese con le normali difficoltà dell’età e delle scuola, occorreva un impegno serio e preciso. Al Centro Don Bosco di Roma, infatti, ci si è rivolti prima alle famiglie e agli operatori, e solo dopo ai ragazzi, attraverso attività mirate, che progressivamente portassero all’inserimento nei gruppi già compatti dei ragazzi italiani. Un percorso graduale che passo dopo passo ha portato anche gli italiani che frequentavano il centro a essere più sensibili sull’integrazione.
Alcuni operatori raccontano di avere da subito incontrato il problema dei permessi di soggiorno, della lingua, dell’impossibilità di trovare un mediatore, come nel caso del campo rom. Nonostante questo, non si sono persi d’animo e sono riusciti a conquistare l’entusiasmo dei bambini, con strumenti semplici, quali giochi, lettura e messa in scena di favole; diventando così partecipi non solo dell’entusiasmo dei piccoli stranieri, ma anche di quello dei piccoli italiani. Il progetto continua ancora oggi l’assistenza ai piccoli immigrati.
Sport per tutti: Uisp
Il motivo per cui questo progetto è stato pensato era quello di creare una rete associativa nazionale per lo sport, ad opera dell’Unione Italiana Sport per tutti (Uisp), che esiste dal 1948. A raccontarci questa iniziativa è Daniela Conti, la responsabile, che spiega come l’idea stessa di creare una rete associativa di formazione e qualificazione è in linea con lo spirito della Uisp. Si trattava quindi di permettere ai dirigenti di società sportive, palestre, manifestazioni atletiche di diventare più competenti e preparati, rafforzando i circuiti di appartenenza, scambio di idee ed esperienze. «Da un lato – afferma Daniela Conti – è importante favorire l’apprendimento di competenze specifiche e trasversali da parte dei nostri dirigenti, che sono continuamente alle prese con altre persone in situazioni sempre più complesse; dall’altro lato è importante costruire e rafforzare i circuiti di appartenenza e solidarietà associativa, la cooperazione, lo scambio di idee ed esperienze».
Sport in tour: Asi
Da un’osservazione semplice, come quella che lo sport in Italia è molto diffuso e praticato praticamente in tutte le fasce di età, è nata “Sport in tour: formazione, consulenza, aggiornamento, assistenza per le associazioni sportive e di volontariato presenti nel territorio nazionale”, come ci racconta Marco Pietrogiacomi, il responsabile del progetto, che indica nell’affluenza stessa dei partecipanti il successo di questa originale operazione.
L’organizzazione delle tappe del tour, ben 15, è stata fatta in collaborazione con le unità periferiche dell’Asi, perché l’obiettivo era proprio quello di dare spazio a tutte quelle piccole società, che continuano a nascere sul territorio italiano con crescente passione, fondamentalmente per la dimensione aggregativa dello sport.
Empowernet: Fish, Aism, Aipd
Dando da sempre voce alle persone con disabilità, questi tre soggetti si sono messi insieme col proposito di risolvere un nuovo problema, cioè la fragilità delle associazioni che si occupano di disabili nelle piccole realtà locali, e che, il più delle volte, non posseggono né le sufficienti risorse finanziarie, né le competenze aggiornate e necessarie per affrontare i singoli problemi. Pur occupandosi di ambiti leggermente differenti l’uno dall’altro – Fish, per il superamento dell’handicap, Aism, per la sclerosi multipla, e l’Aipd, per le persone down – i tre enti hanno cercato di aiutare le piccole realtà a far conoscere e comprendere la natura dell’invalidità, costruendo una rete di sostegno per gli operatori del settore.
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