Viaggio alle fonti dell’energia
Che cos’è l’energia? La risposta all’associazione Euresis, curatrice della mostra “Alle fonti dell’energia. Dalla natura risorse per il cammino dell’uomo”. Prima di salire sul palco del Meeting per la presentazione – insieme a Marco Bersanelli e Giovanni Zambon, ricercatore presso l’Università degli Studi Milano Bicocca – Elio Sindoni, professore ordinario di Fisica generale alla Bicocca di Milano, e Carlo Sozzi, ricercatore presso il Cnr, ci introducono a conoscere, al di là delle utopie, questa risorsa preziosa offerta alla creatività dell’uomo. Che è chiamato a “trattare con cura”, ma senza ipocrisia, i delicati equilibri di un pianeta ospitale.
Quando si parla di energia i rimandi alle polemiche di stampo ambientalista non si contano e non mancano gli ultrà dell’ecologia spicciola, i “fan” dell’energia solare che pure, come qualunque altra forma di sfruttamento dell’energia, non è esente da impatto ambientale. C’è troppa ideologia anche in materia scientifica o si tratta di confusione e poca conoscenza di ciò che, realmente, l’energia è e rappresenta per l’intero pianeta?
Dalla fine del XVIII secolo è iniziato un vertiginoso aumento del consumo energetico che ancora non si arresta. L’uomo si è dapprima accorto che con più energia a disposizione viveva meglio, ma, specialmente negli ultimi decenni, ha anche realizzato che a un innalzamento del livello di vita non si accompagnava un miglioramento della qualità della vita, e che, soprattutto, le sofferenze più pesanti venivano inflitte al nostro pianeta.
Due cose sembrano ovvie: la prima è che è utopistico pensare che si possa tornare indietro per quanto riguarda i consumi energetici (anche l’ambientalista più incallito, se pure durante le cosiddette “domeniche ecologiche” si fa vedere in bicicletta, o sui pattini, o a cavallo, non rinuncerà mai all’automobile o alla lavatrice, non costringerà mai sua moglie ad andare a lavare i panni in un fiume!). La seconda è che non possiamo continuare a bruciare combustibili fossili, sia perché stiamo depauperando in pochi anni risorse che la natura ha accumulato in milioni di anni, sia perché vi è la minaccia, anche se ancora non la certezza, di severi e irreversibili cambiamenti climatici, dovuti a enormi emissioni di gas serra nell’atmosfera. C’è chi individua nelle energie rinnovabili la soluzione del problema, ma un’analisi seria, e quindi scientifica, sull’uso delle varie forme di energia dimostra che nessuna è esente da impatto ambientale. Alcune forme di energia, quali per esempio la solare o l’eolica, sembrano “pulite” solo perché non si considera in modo globale il loro impatto, tenendo conto di tutti i fattori coinvolti. A nostro parere il problema va affrontato partendo dal punto fermo che abbiamo bisogno di energia, che ne avremo sempre più bisogno, che un semplice black-out di poche ore ci getta nel panico e provoca enormi perdite. La soluzione, anche se difficile, è possibile e si può trovare solo nella ricerca e nello sviluppo: ricerca e sviluppo di un nucleare sicuro, sia per i reattori a fissione, cosa tutt’altro che impossibile, sia per quelli futuri a fusione; ricerca e sviluppo per l’utilizzo dell’idrogeno, evitando falsi entusiasmi, ma affrontando il problema con sistematicità e con chiari piani di sviluppo; ricerca e sviluppo per le fonti rinnovabili, con la consapevolezza dei loro limiti e del fatto che non sempre e non dovunque è conveniente farne uso.
La scienza fa emergere all’evidenza fatti e nessi che in precedenza erano sfuggiti. Ma l’interpretazione e le conseguenze che discendono da tali evidenze richiedono esse stesse un’indagine scientifica. Per questo possono a volte convivere per qualche tempo tesi contrastanti che pure emergono dalla stessa osservazione. Ciò premesso, è bene chiarire che può essere relativamente facile influenzare l’opinione pubblica presentando solo un aspetto di un problema, o facendo delle generalizzazioni indebite, o facendo leva sugli aspetti emotivi o su timori irrazionali. È vero che le radiazioni nucleari in dosi elevate fanno male, ma è anche vero che nell’area intorno ad una centrale nucleare la quantità di radioattività presente non si discosta dalla dose di fondo naturalmente presente, e che i rischi di incidente di un qualche significato sono paragonabili alla probabilità di essere colpiti da un meteorite. Certo, potrebbe succedere, ma non è il primo timore che ci coglie quando usciamo di casa… In realtà una affermazione non è scientifica se non è adeguatamente quantificata. è giusto pensare di utilizzare quanto più è possibile l’energia solare, ma il punto è proprio nel definire qual è quel “quanto”. In tema di energia le stime più attendibili ci dicono che in questo secolo l’umanità dovrà sviluppare sistematicamente tutte le fonti di energia disponibili, per far fronte alle esigenze dei paesi in via di sviluppo e per ridurre la dipendenza dal petrolio, che, a parte le considerazioni riguardanti le emissioni nocive, è decisamente troppo prezioso come materia prima per essere bruciato.
Un rapporto uomo-natura, che da sempre esiste e ispira tanta letteratura, quanto è attuale ai nostri giorni?
è evidente che l’uomo dipende per la sua sopravvivenza dalla natura che lo circonda, a partire dall’aria che respira o dal cibo che mangia. Ciò che è meno evidente, ma bene accertato, è che la natura oggi ci sostenta come civiltà organizzata in seguito al lento ma continuo intervento che l’uomo ha svolto su di essa da migliaia di anni a questa parte, e che tra l’altro ha prodotto, attraverso una accurata selezione, le specie vegetali che oggi sono la base del ciclo alimentare. L’uomo non è fuori dalla natura, e non si può pensare che debba vivere in punta di piedi, senza disturbare. In fondo questo corrisponde ad una concezione dell’uomo che è al mondo senza un compito né uno scopo che non sia quello di lasciare meno tracce possibili del proprio passaggio. è vero che il rapporto tra l’uomo e la natura oggi può apparire più distante, mediato come è dalla tecnologia e dall’organizzazione sociale. Ma l’essenziale non è cambiato: l’uomo continua per un verso a dipendere dalla natura, per l’altro ad intervenire su di essa per trarne vantaggio, rispondendo così non solo all’esigenza materiale di sostenersi, ma anche all’impulso creativo che lo caratterizza. Semmai la maggiore comprensione che abbiamo dei meccanismi naturali e del loro delicato equilibrio rende questo rapporto di dipendenza e possesso ancora più suggestivo, e carico di responsabilità.
Il titolo del Meeting di quest’anno pare azzeccatissimo per affrontare un discorso sulla scienza e sulle possibilità dell’uomo di progredire sempre, ogni giorno, sapendo sempre di non essere mai arrivato alla totalità della consoscenza. Come si concilia questo pensiero di san Bernardo con il discorso sull’impresa scientifica? Quali sono gli attuali confini e i limiti della ricerca scientifica?
La frase di san Bernardo descrive straordinariamente bene l’esperienza umana di chi si dedica alla ricerca scientifica. L’esperienza quotidiana è che la risposta trovata a certe domande scientifiche spesso apre un orizzonte ancora più vasto, che esige un nuovo tuffo nell’ignoto. Per esempio è ciò che è accaduto con le più recenti scoperte cosmologiche, che hanno rivelato che la maggior parte dell’energia e della materia dell’universo sono di origine sconosciuta.
Ma non bisogna pensare che il ricercare ed il trovare sia per questo un girare a vuoto, un tornare sempre al punto di partenza. Anzi, ogni volta che si ripete questo ciclo un nuovo strato di certezze si deposita sul terreno solido della conoscenza scientifica. Una nuova scoperta, anche rivoluzionaria, non cancella tutto ma colloca ciò che si sapeva in un orizzonte più vasto.
Quanto all’ultima parte della sua domanda, la rimandiamo alla mostra preparata per l’edizione 2003 del Meeting, che affrontava esattamente questo tema…
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