Viaggio (della speranza) in Italia

Di Calò Livné Angelica
05 Settembre 2002
«Che possiamo fare noi da qui?». «È un momento così terribile, siamo in apprensione per Israele, non dormiamo più!»

«Che possiamo fare noi da qui?». «È un momento così terribile, siamo in apprensione per Israele, non dormiamo più!». Ogni giorno un grido da amici, zii, cugini che tremano di rabbia, di dolore e disperazione dopo un attentato in Israele, poi una telefonata: «Angelica, Yehuda, dovete aiutarmi, abbiamo raccolto del denaro: vogliamo portare un po’ di bambini israeliani colpiti dal terrorismo in Italia per una vacanza!». Vengono segnalati tutti i ragazzi dai 12 ai 15 anni che hanno subìto un attentato terroristico in famiglia, vengono contattate le famiglie in cui il dolore ha lasciato il suo terribile segno portando con sé una mamma, un fratellino, una sorella. Quando arrivano il cuore ci si fa piccolo piccolo. Hanno l’ombra negli occhi: non riusciamo neanche a farli sorridere. Non preoccupatevi, «saranno accuditi come le creature più preziose del mondo!» Le dimostrazioni di affetto che i ragazzi ricevono in questi 10 giorni da sogno sono il dono più grande ed inestimabile che potesse accadere nella loro travagliata vita. Non si può arrivare in Italia e non vedere Roma seppure di sfuggita, il desiderio viene esaudito e i ragazzi vanno a vedere il Colosseo, l’Arco di Tito e a respirare un po’ dell’aria di una delle metropoli più amate in Israele. E poi la mitica Torre a Pisa, le storie su Galileo, Firenze e Dante Alighieri. Una bambina che ha perso la mamma un anno fa in un attentato dove il papà e due sorelle sono rimasti sfigurati e per sempre su una sedia a rotelle gioca a pallavolo, un’altra seduta su un davanzale di una finestra ascolta la musica in un walkman e quando mi siedo sotto quegli alberi dove passeggiano decine di scoiattoli mi vengono tutti intorno. Cominciano a raccontare delle loro nostalgie, della loro casa, di una disperazione inenarrabile. Quando uno di loro inizia a raccontare ognuno trova le affinità: «Il giorno prima che Adi venisse uccisa a tradimento da un soldato giordano mia nonna aveva fatto un sogno terribile!». Racconta un ragazzo, e gli altri iniziano a raccontare le loro esperienze. Gli amici Memores dell’ospedale italiano di Nazaret coinvolgono l’imprenditrice Marina Salamon e i ragazzi ricevono da questa meravigliosa mamma di quattro figli, 60 biglietti per Gardaland. Shani, una bambina che abita a Ghilò mi strige il braccio mentre giriamo tra costruzioni multicolori: «Mi sembra di passeggiare dentro a un sogno… che bello se ci fosse una cosa così a Gerusalemme!» Tal annuisce sorridendo poi mi dice: «Non ci hanno controllato all’entrata… qui si potrebbe fare un attentato terribile!» Sono felici, raggianti, ma l’ansia non li abbandona nemmeno per un attimo. La prima notte aveva diluviato ininterrottamente e ai primi tuoni erano saltati tutti su, pensavano fossero i bombardamenti! Ogni giorno arriva qualcuno e porta un regalo: i ragazzi sono esterrefatti, in perenne commozione si sentono a casa e si rendono conto con speranza che gli ebrei sono un popolo, un popolo tenace che continuerà ad esistere nonostante i dolori, nonostante le sfide che piccoli uomini, che vorrebbero sovvertire le sorti del mondo, lanciano a D-o.

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