Viaggio in Uganda, nel mondo com’era prima di noi
La strada da Kampala risale verso Gulu, in Uganda, per 500 chilometri. È larga e costellata di buche, diritta in mezzo all’Africa. Come ti lasci indietro le baracche della periferia della capitale, ti si apre davanti agli occhi un nastro d’asfalto rettilineo che taglia in due la terra rossa della savana. Dovunque guardi, solo l’arsura dei campi disseccati dall’inverno. Un orizzonte infinito senza una casa, o un uomo. Il rombo del motore diesel della jeep conforta nel silenzio; il blu del cielo, in alto, è così denso e sconfinato da destare timore. Cerchi con gli occhi un traliccio, un segnale stradale, una qualsiasi traccia di presenza umana. Per chilometri, niente. Solo il vento che fa oscillare dolcemente i canneti, e rari alberi coi rami adunchi spinti verso l’alto, come in una preghiera della pioggia che manca.
È, l’Africa, la terra come al principio, all’inizio del tempo, feconda ma selvaggia prima che gli aratri cominciassero a spaccare le zolle. È la terra immensa prima di noi, prima delle città e delle ferrovie e dei semafori. Vergine natura rigogliosa e feroce negli aculei delle piante maligne, nei termitai aguzzi di formiche voraci, nei nidi di insetti velenosi. Innocente e terribile il mondo del principio, sotto il sole a picco, e nessun tetto di casa a dare ombra; l’unica acqua fangosa nei rigagnoli; e lo splendore di fiori mai visti, rossi, quasi crudeli, in quell’arsura fieramente sbocciati e lussureggianti. Lontano, quattro capanne assembrate, quasi addossate, come a proteggersi l’un l’altra. Muri di fango, tetti di paglia, immobile davanti alla soglia un bambino nudo. Il blu violetto del cielo sopra, e solo il rumore del vento. Eravamo così, era così l’umanità del principio, sola in terre disabitate, inerme e spaventata dal fuoco e dalle folgori, ignara di tutto ma già feroce nelle vendette e negli agguati?
Finalmente, un villaggio all’orizzonte, uomini lungo il ciglio della strada, e donne con in bilico, in testa, anfore e ceste. Vanno a piedi nudi nella polvere per decine di chilometri, sciami di bambini quasi nudi dietro alle madri. Vanno a un pozzo, o a un mercato, a ore di cammino. L’arco del sole in cielo non basterà forse a dare luce al ritorno. Al tramonto, dalla savana attorno fruscii nell’erba, e versi rochi di animali predatori. I più piccoli si avvinghiano stretti alla madre, nell’istinto del sopravvivere. La notte scende buia e spaventevole tra Kampala e Gulu, tu attonito, tornato nel mondo com’era.
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