Visti da sinistra, Marx e Ruini hanno qualcosa in comune
Siamo in una fase di «progressivo isolamento della libertà». La stessa rischia «di diventare sempre più autoreferenziale, ossia di isolarsi, fino a porre il proprio significato e obiettivo soltanto in se stessa. Ciò equivale in realtà a perdere questo stesso significato e a ritrovarsi vuota e senza consistenza, per il semplice motivo che la libertà è certamente una caratteristica essenziale del soggetto umano ma non è e non può essere la totalità del soggetto stesso. Per convincersene sembra sufficiente fare riferimento all’indole relazionale del soggetto, che si costituisce e si sviluppa solo in rapporto ad altri soggetti e alla realtà del mondo». Nella realtà moderna l’abuso del termine ‘libertà’ è diventato abituale. Essere esenti da disturbi e obblighi è oggi l’assioma per affermare: ‘Sono libero’. Una tale interpretazione ha ridotto l’uomo a raffigurarsi come «un individuo ripiegato su se stesso, sul suo interesse privato e isolato dalla comunità. La società, la stessa vita del genere, diviene pertanto solamente una cornice esterna agli individui, un limite alla loro indipendenza originaria. L’unico legame che li tiene assieme è la necessità naturale, il bisogno, l’interesse privato, la conservazione della loro proprietà e della loro persona».
I concetti sopra citati sono espressione di due figure completamente diverse. La prima riflessione è del cardinale Camillo Ruini (Libertà è Verità, Mondadori, 2006), la seconda appartiene a Karl Marx (La questione ebraica, 1843). L’accostamento non ha alcun intento provocatorio, ma potrebbe servire per uscire dallo schematismo delle contrapposizioni pseudo-ideologiche. Invocare la libertà al fine di garantirsi un qualsiasi ‘diritto civile’, prescindendo dalla reale radice delle realtà, è opera concettualmente labile. Piegarsi alla volontà del ‘desiderio’ da soddisfare a tutti i costi, è diventato il ‘cruccio’ della società odierna. Le riflessioni di Ruini e Marx, con le dovute differenze, potrebbero aiutarci ad uscire dalla palude nichilista nella quale l’uomo moderno si è cacciato. L’uso coscienzioso della ‘ragione’ ci impone di tentare questa difficile sfida.
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