Vittoriano sarà lei

Di Rodolfo Casadei
06 Novembre 2003
In materia di famiglia e simboli religiosi nella società industriale ad avere idee vecchie sono i Ferrarotti e i Panebianco, non il Parlamento italiano. Vedi gli Usa

Chi sono i passatisti, i retrogradi, i distonici rispetto allo spirito dei tempi? I parlamentari italiani che hanno bocciato il “divorzio veloce” e tutti coloro – politici, intellettuali, gente comune – che hanno protestato contro l’ordinanza di un magistrato dell’Aquila che imponeva di rimuovere il crocifisso appeso in una scuola materna abruzzese, oppure quelli che li accusano di arretratezza, di “neo-guelfismo”, di chiusura mentale? è così sicuro, come pretendono tante grosse firme, che il vento della storia soffi in direzione del laicismo alla francese, con la relegazione di tutte le tematiche religiose e simboliche nel privato, e dell’individualismo sfrenato, senza più vincoli alla mutevole volontà del singolo? Certamente questa è la presunzione che ritroviamo in molti commenti. All’indomani della bocciatura parlamentare del “divorzio veloce” Angelo Panebianco ha formulato due interrogativi retorici sulle pagine del Corriere della Sera: «è compatibile il neo-guelfismo con la pretesa del centrodestra di rappresentare una forza di modernizzazione e liberalizzazione della società italiana? In una società in cui i costumi sono da tempo secolarizzati può avere ancora successo una maggioranza politica che scelga il tradizionalismo per qualificarsi?». Sullo stesso argomento Franco Ferrarotti si è espresso su Il Messaggero con toni più arroganti e sprezzanti, com’è nel suo stile: «Un paese che nel giro di poco più di due generazioni ha compiuto un processo di industrializzazione che altrove ha richiesto poco meno di due secoli, sembra rappresentato da un consesso che vive su un altro pianeta e ragiona con gli schemi mentali dell’epoca vittoriana… è la natura non dogmatica, mobile e dinamica della società industriale che richiede il divorzio veloce. Negarlo vuol dire comprimere indebitamente la volontà e la scelta degli individui…». Sulla questione del crocifisso molti laici si sono dichiarati contrari all’ordinanza di rimozione, ma quelli che invece l’hanno sostenuta hanno anche loro fatto ricorso all’argomento del passatismo e della mancanza di coerente laicità dei politici cattolici e filo-cattolici. «I crocifissi prima o poi saranno rimossi tutti», ha sentenziato Filippo Facci sul Foglio difendendo la sentenza. E nel corso di un rumoroso confronto sull’argomento all’interno del Maurizio Costanzo Show Alessandro Cecchi Paone non ha trovato di meglio che affermare: «Quando mi reco in paesi civili come Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti, non trovo simboli confessionali in luoghi pubblici: vige la laicità dello Stato».

Ripensamenti americani in materia di divorzo
Panebianco e Ferrarotti saranno d’accordo che gli Stati Uniti sono un paese “moderno” e “industrializzato”, per molti aspetti il più avanzato nei processi di modernizzazione. Ebbene, in questo paese, esattamente nei giorni in cui il Parlamento italiano avrebbe dovuto approvare il “divorzio veloce”, si è celebrata ufficialmente la Settimana per la protezione del matrimonio, caratterizzata da iniziative miranti a rafforzare la durevolezza del vincolo. Nell’atto di proclamazione firmato da George W. Bush si legge: «Il matrimonio è un’istituzione sacra, e la sua protezione è essenziale per conservare la solidità della nostra società. La Settimana per la protezione del matrimonio ci fornisce un’opportunità per concentrare i nostri sforzi al fine di preservare la santità del matrimonio e costruire matrimoni forti e sani in America. Il matrimonio è un’unione fra un uomo ed una donna, e la mia Amministrazione sta lavorando per sostenere tale istituzione aiutando le coppie a costruire matrimoni riusciti e ad essere bravi genitori». Da alcuni anni nella legislazione di alcuni stati degli Usa è stato introdotto il covenant marriage, una forma di contratto matrimoniale con cui la coppia rinuncia volontariamente alla possibilità del divorzio consensuale senza colpa prevista dalle leggi sul divorzio. In altre parole, col covenant marriage il matrimonio legalmente indissolubile cacciato dalla porta rientra, parzialmente, dalla finestra: gli sposi si impegnano a seguire corsi di preparazione al matrimonio prima di sposarsi e a ricorrere al divorzio solo in caso di colpa di uno dei due. Leggi di questo tipo sono già in vigore in Arkansas, Louisiana ed Arizona e progetti di legge sono stati presentati in una ventina di altri stati (Indiana, Texas, Utah, Viginia e West Virginia sono quelli dove le proposte hanno più probabilità di diventare legge). Il numero delle coppie che conclude covenant marriage è piccolo, ma in costante aumento.

Gli americani vogliono la preghiera a scuola
Ai Facci che profetizzano la totale scomparsa del fattore religioso dal discorso pubblico e ai Cecchi Paone che, vittime di un evidente abbaglio, la annunciano, vogliamo richiamare il risultato di un recente sondaggio Gallup presso i cittadini Usa. Interrogati su quel che pensano circa l’influenza dei leader religiosi sulle decisioni del governo in materie molto dibattute, hanno risposto a maggioranza che tali leader non dovrebbero influenzare le decisioni delle autorità in materia di aborto e pena di morte, ma che dovrebbero invece influenzarle per quello che riguarda la preghiera nelle scuole pubbliche, di cui tanti auspicano l’introduzione. D’altra parte gli Usa sono un paese in cui, pur vigendo una rigorosa separazione fra Chiesa e Stato, nelle scuole ed in altre istituzioni viene recitato un giuramento di fedeltà alla patria (pledge of allegiance) nel quale, con buona pace di Cecchi Paone e di vari magistrati americani sintonizzati sulle stesse lunghezze d’onda di quel loro collega abruzzese balzato agli onori delle cronache, si definiscono gli Stati Uniti one nation under God.
Il fatto poi che la maggioranza degli americani non voglia interferenze dei leader religiosi sulle politiche circa l’aborto non significa che anche in questa materia non stiano cambiando molti punti di vista: un recente sondaggio del Center for the Advancement of Women, un’organizzazione femminista pro-aborto, ha appurato che il 51% delle donne americane vorrebbe che l’aborto fosse legale solo in caso di stupro, incesto o pericolo per la vita della madre. Il messaggio è chiaro: la società più avanzata del mondo ha sperimentato i danni sociali prodotti dall’eccesso di individualismo e permissivismo («Ricerche hanno dimostrato che i figli cresciuti in famiglie regolarmente sposate se la passano meglio dei figli cresciuti in altre strutture familiari», ha per esempio ricordato G.W. Bush), e sta cercando di correre ai ripari. Ad essere in ritardo sulla comprensione dei tempi sono i grandi pensatori italiani, e non le vittime delle loro presuntuose critiche.

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