«Viva la scuola privata.2» Tocca a Salvemini
Dopo aver ricordato (su queste colonne) ai nuovi padroni dell’Italia come giudicasse la libertà d’insegnamento Antonio Gramsci, Lotta di classe ha frugato ancora un po’ nell’album di famiglia di lorsignori. Il brano che segue apparve nel 1907 sulla gloriosa rivista del Partito socialista, Critica sociale: «Io non credo che la scuola pubblica avrebbe molto da guadagnare dalla scomparsa della scuola privata. Questa può essere un utile campo di esperimenti pedagogici, rappresentare sempre un pungiglione ai fianchi della scuola pubblica, e obbligarla a perfezionarsi, senza tregua, se non vuol essere vinta e sopraffatta. Eppoi, se nelle città, in cui abito, le scuole pubbliche funzionassero male, e vi fossero scuole private che funzionassero meglio, io vorrei essere pienamente libero di mandare i miei figli a studiare dove meglio mi aggrada. Lo Stato ha il dovere di educar bene i miei figli, se io voglio servirmi delle sue scuole. Non ha il diritto di impormi le sue scuole, anche se in esse i miei figli saranno educati male». Firmato: Gaetano Salvemini.
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