
Viva la sinistra che rifiuta la scuola immobile della Cgil
Il ministro Giuseppe Fioroni ha sospeso le sperimentazioni di nuove forme e organizzazioni di insegnamento previste dalla riforma Moratti. Applaudono, naturalmente, i sindacati, che in quelle sperimentazioni e nuove forme vedevano una minaccia al proprio immobilismo, un impulso a nuove spinte formative e selezioni dei docenti, insomma il rischio di dover imparare nuove cose e lavorare di più. Ma c’è qualcuno che non ci sta, con fastidio del neoministro e strepiti sindacali. Chi è il trasgressore? Un criptoberlusconiano, qualche morattiano infiltrato nella plumbea amministrazione della scuola italiana per scardinare le contro-riforme del centrosinistra? Tutt’altro. Si tratta di uno dei più fedeli alleati di questo governo, e di tutti quelli, con la stessa formula, che l’hanno preceduto: la Provincia autonoma di Bolzano, saldamente governata dal partito di lingua tedesca Südtiroler Volkspartei, con l’appoggio, in cambio di qualche poltrona, delle formazioni uliviste (oggi piuttosto imbarazzate per questo scontro).
Come mai dunque la Provincia autonoma di Bolzano, e la Volkspartei che ferreamente la governa, non vuole saperne di abrogare la riforma Moratti? Perché si tratta di un ente pubblico che ha a cuore i propri amministrati, e quindi preferisce dotarli di un’istruzione e di certificati scolastici che siano in grado di fornire davvero un lavoro, e di inserirli nella società, piuttosto che illuderli con lauree a pioggia, che non garantiscono però né il loro benessere, né lo sviluppo della comunità cui appartengono. Da italiano, vedo con pena come il governo locale Volkspartei-Ulivo, abbia ridotto il gruppo italiano a una minoranza di scarso peso e di ancora minori prospettive. Vedo anche però (svolgo qui metà del mio lavoro) l’opera estremamente efficiente portata avanti dalla Volkspartei per amministrare, far crescere e sviluppare la comunità del gruppo tedesco, coniugando sviluppo, identità e appartenenza.
Oggi il Sudtirolo italiano, soprattutto nella sua parte in sviluppo (anche demografico) che è il gruppo tedesco, continua ad essere una comunità fortemente coesa, promuovendo da una parte industrie di avanguardia, e mantenendo d’altra parte tutta la rete di formazione in arti e mestieri tradizionali (le “corporazioni”, in Italia tanto vilipese da tutti, dai liberisti più incauti fino a Pierluigi Bersani), che costituiscono la solida trama in cui si trasmettono non solo i saperi, ma anche i modi e le visioni di vita della società. Strumento vivente di quella “fedeltà alla tradizione” di cui parla don Luigi Giussani ne Il rischio educativo. La riforma Moratti, strumento pratico, per nulla ideologico, come chi l’ha promosso, voleva togliere di mezzo l’impianto intellettualistico della scuola italiana per rimetterla nella società, a educarla e farsene educare. Di questo ha bisogno una comunità vivente. E i sudtirolesi, gente pratica, l’hanno capito. Quindi dicono no al governo, alleato tattico, per difendere i veri interlocutori: i loro figli.
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