VIVIAMO IN UNO STATO FONDATO SULL’INTERCETTAZIONE

Ma se ghe pensu sto proprio male. Non vorrei parlare del Genoa perché mi piange il cuore. Non perché abbiano comprato la partita decisiva (cosa buona e giusta), ma perché si sono fatti beccare. Scherzo, risulterà l’innocenza del Grifo, altrimenti diamo fuoco alla città. Scherzo, ma adesso non scherzo più. Non sono uno di quelli che ce l’ha con i magistrati, non ho parenti e amici che hanno bisogno di una legge ad hoc, ma invece di fare gli spiritosi (lo dico a quelli del Doria), dovreste riflettere sul fatto che, per utilizzare le intercettazioni telefoniche e ambientali, si sono inventati un’associazione a delinquere. Domani potrebbe toccare a voi. Viviamo in uno Stato fondato sull’intercettazione, sulla videocamera, sullo sputtanamento stile Striscia. Facciamo gli schizzinosi con il Grande Fratello e ci viviamo dentro. Non puoi mandare un sms ‘cucci cucci’ all’amante che, anche se lo cancelli, rimane incollato da qualche parte. L’altro giorno, a Londra, mi si è oscurato il telefonino. Per un po’ mi sono girati i maroni, poi ho riflettuto: nessuno mi poteva rintracciare, ero scomparso dal radar. Non mi sentivo così libero da quella volta che ho fatto il bagno nudo a Paraggi.

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