Vocazione al sorpasso
In Veneto sono fatti così: se si convincono di aver in testa l’idea giusta non li ferma nessuno. Neppure i colossi tedeschi. A San Polo di Piave, mezz’ora da Treviso se il traffico è clemente (quindi mai), incontriamo un imprenditore che ben riassume quella magnifica vocazione al. sorpasso. La sua azienda che si chiama Inglass è oggi leader mondiale in un particolarissimo settore dell’automotive, quello della produzione di stampi per la realizzazione dei fari delle macchine. «Con i nostri stampi abbiamo contribuito a mandare in pensione i tradizionali fanali di vetro».
Maurizio Bazzo, 46 anni, un diploma di perito meccanico, un’attrazione fatale per la plastica. Un chiodo fisso a dirla tutta, fin da quando ha preso a lavorare nella Zanussi produzioni plastiche poco più che ventenne. «Lì ho appreso molto (ad appena 21 anni assume la direzione del reparto di stampaggio ad iniezione pilotando un gruppo di 120 persone, ndr), ma non certo la volontà di fare l’imprenditore. Quella ce l’avevo già a dieci anni. Ricordo bene che ero animato sempre dalla volontà di fare qualcosa. Di inventarmi un non so che. Che poi fosse di pubblica utilità, è un altro discorso». Un discorso che è venuto nel tempo e col tempo. Sta di fatto che il signor Bazzo a 26 anni decide di mettersi in proprio. Una piccola cosa con dentro il respiro di una grande avventura. Una beata incoscienza la sua, che però gli permette di buttarsi nel mondo non certo infinito degli stampi in plastica.
Armato della sola valigetta prende a cercare clienti e a trovare fiducia in Germania, paese che su quella materia, a quei tempi, non conosceva rivali. Le cose prendono la direzione giusta. Questo trevigiano dai modi miti ma dalle idee chiarissime, dai e dai, riesce in poco tempo a dare un senso alla sua idea di partenza che in principio poggiava su un garage a Cimadolmo preso in affitto.
L’impresa, insomma, sta in piedi. La credibilità cresce. I partner lo seguono nel suo percorso. Precisa e fa bene: «Non è stato uno scherzo. C’è stato un momento in cui in un anno facevo anche centomila chilometri. Non potevo certo illudermi che fosse il mondo a venire nel mio garage. Toccava al sottoscritto fare la prima mossa, ma anche la seconda», sottolinea ridendo. Di mossa in mossa i risultati sono arrivati. Qualcuno dei colossi che lo guardava dall’alto in basso ha iniziato a lavorare con lui. Addirittura qualche competitor teutonico è sparito dalla scena. Vista la qualità del “sorpasso” è probabile che il signor Bazzo e il suo team ci sappiano proprio fare, a inventare cose innovative e all’avanguardia. Mettendo ad esempio a tacere i soliti noti che vedono impossibile innovare nelle piccole aziende. «A me interessano poco questi discorsi. Da noi l’innovazione è un requisito fondamentale. Specie se operi in un mercato di nicchia devi sempre investire su uomini e tecnologie per portare a casa ordini e per continuare a crescere».
A suo modo Bazzo è un rivoluzionario. Ingegnandosi sulle virtù insite nella plastica. Che può essere lavorata in mille modi. Le più grandi case automobilistiche del mondo, cioè da Audi a Mercedes-Benz, da Bmw a Porsche, sfoggiano i fari prodotti dagli stampi di Inglass. Che consentono appunto di realizzare oggetti dal design di indiscutibile personalità. «È noto che lavorando sul vetro è impossibile ottenere forme molto ardite, arrotondamenti particolarmente accentuati. Con la plastica invece è possibile intervenire tantissimo a questo livello, con risultati che sono assai apprezzati specie da quelle case produttrici di vetture orientate a linee particolarmente innovative e dal design contemporaneo e magari futuribile».
I brevetti non finiscono mai
Per Inglass allora fare la rivoluzione significa ogni anno depositare un congruo numero di brevetti. Per non andare troppo a ritroso nel tempo diciamo che solo nel 2006 l’azienda trevigiana ne ha depositati dieci per gli stampi e le presse. «Adesso con il policarbonato studiamo la sostituzione delle parti in vetro e in metallo delle auto. I vantaggi? Notevoli. Diciamo subito che la plastica pesa la metà del vetro. Inoltre ci sono benefici indubbi sul fronte della sicurezza, del design e del risparmio energetico. In questo momento siamo gli unici al mondo a poter offrire una tecnologia applicata di questo tipo. Devo dire che l’interesse da parte dell’industria automobilistica c’è. E in alcuni casi siamo già oltre la fase dell’interesse. Probabilmente quanto fatto dall’azienda sui fanali delle auto è stato un eccellente biglietto da visita».
Quella tecnologia che consente meraviglie manipolando la plastica e permette così di arrivare a produrre elementi trasparenti in policarbonato, si chiama “plastic glazing”. «Il nostro compito è quello di provare a suggerire all’industria delle auto sempre la risposta più efficace e innovativa. Per una realtà come la nostra l’elemento della specializzazione diventa un requisito fondamentale. In modo particolare quando si opera in quei mercati cosiddetti di nicchia», dice Bazzo che, per chiarire meglio, ti rimanda subito al 2001 allorché decide di diversificare, rimanendo però nel seminato, avviando un’attività nel campo dei canali caldi.
In estrema sintesi si tratta di un componente utilizzato per distribuire la plastica all’interno dello stampo conservando però la temperatura costante. «Ho incominciato questa nuova iniziativa acquistando una piccola azienda del milanese. Adesso le camere calde utilizzate per i nostri stampi sono progettate e costruite nella divisione Hrsflow, specializzata in sistemi ad iniezione per stampi multicolore e bicomponenti e con esperienza nella iniezione di polimeri critici come Pc e Pmma».
Sono trascorsi vent’anni da quando Maurizio Bazzo decideva di abbandonare l’orizzonte Zanussi per fare di testa sua. Inglass, che prima si chiamava Incos, è una realtà che ha il suo storico stabilimento e la direzione in quel di San Polo di Piave, paese tutto circondato da filari di vite. Naturalmente l’azienda si è aperta al mondo con uffici commerciali collocati in paesi strategici, tra i quali il Brasile e il Giappone. «Entro la fine di quest’anno apriremo un polo produttivo in Cina, nei pressi di Shanghai, di circa diecimila metri quadrati. Ma stiamo già sondando altri territori, mi interessa molto lo sviluppo industriale che sta avendo ad esempio la Turchia. Quel paese sta crescendo moltissimo. Sarebbe davvero un peccato prendere sottogamba le potenzialità della Turchia». In tanto Inglass conta duecento dipendenti e un fatturato di 34 milioni di euro. Cifra equamente divisa tra stampi e camere calde. «Guardi che sarebbe impensabile realizzare questi numeri senza investimenti importanti nel settore della ricerca e sviluppo. Infatti Inglass destina a questa voce circa il 7 per cento del proprio fatturato». Una visione strategica, insomma. Che ha portato pure ad avviare un vero e proprio centro di ricerche dove agiscono una decina di ingegneri.
La ricerca strategica
È un complesso esterno alla sede centrale di circa 1.200 metri quadrati perché «chi è chiamato a impegnarsi sulla progettazione e sulla fabbricazione di prototipi non deve respirare la stessa aria del ciclo produttivo classico», precisa. E per completezza ci informa che sta sviluppando tre progetti nel centro ricerce di Bari. Inutile sollecitarlo ad aprirsi un po’ sui contenuti dei progetti allo studio nel capoluogo pugliese. Invece ci sta a guardare in avanti su quelle che si definiscono marzullianamente le prossime sfide. «Quanto stiamo realizzando grazie alla tecnologia del policarbonato credo possa interessare i produttori di televisori. Penso naturalmente al rivestimento, alla cornice. Se poi debbo azzardare allora dico che mi piacerebbe investire nel settore dell’energia, del risparmio energetico. Un tema questo di assoluta attualità e di grande urgenza. In concreto non ho in mente nulla. Certo che…». Sempre per quell’antico adagio che imprenditori si nasce e non si diventa. Per quell’inguaribile malattia per cui già a dieci anni voleva fare qualcosa di interessante. «Non è tanto per dire o per scivolare nella retorica facile. Per me è stato proprio così. Altrimenti non credo che sarei arrivato a questo punto». A fare di una piccola azienda del vivace Veneto una realtà leader a livello mondiale nella produzione di stampi per le materie plastiche. E allora: visto… si stampi.
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