VORREI LA TANGENTOPOLI DELLA CADREGA
Sono otto giorni che Adriano Galliani ha minacciato di dimettersi e aspetto con ansia che si cimenti in questa nobile arte, sconosciuta nel Paese dove mi tocca vivere. Tutti promettono, strepitano. “Potrei lasciare”; “Starei per andare”. E non molla nessuno. Quelli che lo fanno, come Pierluigi Collina, provocano soverchia stupefazione. Chi si dimette, da queste parti, viene archiviato alla voce “pirla”. Se altrove le dimissioni sono rare, ci dev’essere qualche codicillo che le vieta nel calcio. Infatti abbiamo gli stessi dirigenti da quarant’anni. Non solo al potere, ma anche all’opposizione (diciamo così): al presidente della Federcalcio Franco Carraro risponde quello del sindacato Sergio Campana e chi occupa la cadrega da più tempo alzi la mano. Sarebbe come se stessero ancora qui Rumor e Lama.
Profondamente disgustato da tutto questo, spero che la magistratura faccia qualcosa di simile a quello che accadde con Mani Pulite. Un bel repulisti, di riffa o di raffa, onesti e disonesti. Via tutti. Perché qui siamo. Questi, o li estirpano i giudici con la forza pubblica, o stanno qui per l’eternità. Ma i magistrati hanno altro da fare. Prendersela col Genoa. Bravi, sai che sforzo.
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