W la devolution, abbasso la devolution

Di The Silver Team
28 Novembre 2002
Più si riflette e meno si riesce a trovare un perché ai toni truculenti di Bossi

Più si riflette e meno si riesce a trovare un perché ai toni truculenti di Bossi, che vada di là di una necessità immediata di visibilità. Bossi naviga sulla scorta di un qualche sondaggio che lo dà in risalita al nord e vuol passare all’incasso. Io sparo e voi mettete nel carniere, promette al popolo padano il Bossi. Ma le tre prede, sanità scuola e polizia regionale, promesse dal gran cacciatore sono più uno svolazzar di penne che altro. Anzi, rischiano di fermarsi nella strozza. La sanità è già competenza delle regioni, per la scuola e la polizia non ci sono i soldi. I Presidenti delle regioni guardano ai processi di devolution come ad una iattura. Chi glielo fa fare di portarsi in casa competenze in più senza un contemporaneo trasferimento di risorse? Formigoni, che, tra l’altro, è un tipino che alla propria immagine ci tiene, proprio non ci sta a fare la figura del potenziale fesso e non perde occasione di richiedere a gran voce l’avvio di un reale federalismo fiscale. Si vuole parlare in modo serio di devolution e di cammino verso una repubblica federale? Quattro, più un nota bene, sono i pezzi da mettere in fila con realismo e responsabilità: 1) via libera alla devolution e al trasferimento di competenze. Che sia definitivo e totale così che siano finalmente chiare anche le responsabilità. 2) Non si contrapponga la devolution alla riforma del titolo V. Una volta arrivò a dirlo anche Bossi. Adesso non se ne ricorda più, come sempre quando ha interesse ad avere la memoria corta. La riforma del titolo V voluta dal centrosinistra conteneva importanti elementi di novità. Occorre valorizzarli correggendo contemporaneamente le storture. A cominciare da quelle maledette “materie concorrenti” su cui si trovano a legiferare più realtà dello stato e che hanno già dato vita a più di cinquecento ricorsi presso la Corte costituzionale. 3) Va superato il bicameralismo perfetto con una sola camera che vota a maggioranza (quella dei deputati) cui affiancare una camera delle Regioni a far da agorà delle dialettiche politiche, e che è chiamata dal governo a votare a maggioranza unicamente nelle materie di diretta competenza delle regioni stesse. 4) Via libera ad un federalismo fiscale serio e responsabile. Con camere di compensazione iniziali per le regioni più povere destinate ad essere superate al raggiungersi di parametri-obiettivo prefissati. Nota bene finale: il processo di riforma deve portare un di più di libertà al cittadino, non replicare moltiplicando il modello attuale. Per intenderci, non c’è devolution se si creano 20 piccoli ministeri locali all’istruzione. Perché tutto ciò avvenga occorre che i portabandiera di entrambi gli schieramenti depongano le armi. Il centrodestra non deve ripetere l’errore del centrosinistra di andare a un voto a maggioranza, e il centrosinistra deve uscire dall’ostruzionismo piazzaiolo. Qualcuno oggi si interroga se fu vera intelligenza politica menare scandalo in piazza sulla Cirami, invece di lavorare per emendamenti reali e di peso. Qualche segnale di buona volontà da parte di entrambi gli schieramenti c’è. Veltroni interviene con toni responsabili, Bondi, tra gli altri, firma un manifesto bipartisan, sul Corriere della Sera prosegue un lavoro congiunto di sinistra e Compagnia delle Opere per una scuola effettivamente paritaria.

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