Wajita è donna e per di più ama la liberta. Per questo la odiano

Di Colombo Valentina
05 Ottobre 2006

«Tutti i regimi arabi sono membri delle Nazioni Unite e hanno ratificato la Dichiarazione dei Diritti umani del 1948, che sancisce chiaramente giustizia e uguaglianza per quanto concerne diritti e doveri di tutti i cittadini. Ciononostante nelle nostre nazioni scioviniste le donne sono considerate proprietà della famiglia. Tutte le nazioni arabe, senza eccezione alcuna, albergano celata animosità e aperta discriminazione contro le donne». A scrivere queste parole di condanna è Wajiha al-Huweidar, 45 anni, saudita residente in Bahrein, due figli rispettivamente di 14 e 18 anni, che cresce da sola. Un coraggio da leone. Il 4 agosto scorso ha mostrato, sul ponte che collega Arabia Saudita e Bahrein, uno striscione che recava la scritta: «Concedete alle donne i loro diritti!». È stata subito arrestata e privata del passaporto. Ora è a casa, ma non può raggiungere i propri figli in Bahrein. Lei e i suoi scritti, dal 2003 banditi dalla stampa saudita, sono al “vaglio” delle autorità saudite.
Wajiha non ha avuto timore a denunciare il “ciclo della discriminazione contro le donne” nel mondo arabo: «Il ciclo della discriminazione contro le donne solitamente inizia a casa. Anche dal punto di vista dell’educazione per i maschi le famiglie spendono molto di più. Il figlio dovrà diventare un ingegnere, un dottore, un ufficiale; la figlia viene cresciuta per diventare una moglie, una madre e successivamente una nonna. I ragazzi hanno diritti, le ragazze hanno doveri. La seconda fase del ciclo di discriminazione contro le donne avviene nelle scuole. Le ragazze ricevono una dose maggiore di remissività. L’ultima fase del ciclo di discriminazione è il luogo di lavoro. La donna che lavora è naturalmente poco più di una serva». Attualmente il mondo dei liberali arabi teme per lei, per la sua libertà che è la libertà di molti intellettuali che vivono in Arabia Saudita. Le scrivono: «Sei la voce del futuro anche se loro ti attaccano», «signora della parola e della luce, siamo con te». Wajiha, anche noi siamo con te! v.colombo@hotmail.it

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