Wall street

Di Simone Fortunato
19 Marzo 2004
New York, 1985: un agente di borsa si trova invischiato in affari poco chiari.

Uno dei titoli minori e più muscolari di Oliver Stone (“Platoon”, “JFK”), a dispetto di un genere non propriamente votato all’azione. Un’istantanea cinica e beffarda degli anni ’80 e dello yuppismo, che ridusse il sogno americano alla banconota verde. Efficace nella denuncia degli scandali finanziari, più superficiale e schematico nell’analisi del problema e delle cause connesse, “Wall Street” mostra tutti i pregi e i limiti del cinema di Stone: suggestivo nella costruzione del racconto e forte nello script ma segnato spesso da un’imbarazzante riduzione ideologica.

Di O. Stone con M. Douglas, C. Sheen

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