Wall Street lancia l’allarme
In Borsa, si sa, ogni piccolo segnale può tramutarsi in terremoto. E nelle ultime settimane a Wall Street sono giunti segnali tutt’altro che incoraggianti dal settore immobiliare, più precisamente dal segmento subprime, quello dei prestiti sulla casa più rischiosi. In Texas, ormai, una famiglia su 51 si è vista pignorare la casa per impossibilità di pagare il mutuo. In Colorado, il tasso di pignoramenti ha toccato una famiglia ogni 33. In Ohio, solo fra ottobre e dicembre 2006, sono state pignorate il 3,3 per cento delle abitazioni. La ricca California non sta meglio. Nel 2006, dopo un aumento del tasso di insolvenza sui mutui del 46 per cento, si calcola che ormai una famiglia su 92 abbia perso l’abitazione, sequestrata dai creditori. Un milione e mezzo di sequestri, significa da 4 a 5 milioni di americani rimasti senza casa, contando 3-4 persone a famiglia. Il dato globale vede il numero di abitazioni in fase di pignoramento allo 0,54 per cento dei mutui, un record assoluto. Un frutto marcio della politica di corsa del credito ad indebitare debitori poco solvibili, incitandoli a comprare case che non si potevano permettere offrendo mutui a tasso variabile. Hanno prestato fino al 100 per cento del valore a gente (il già citato “subprime debtor”) che ha semplicemente dichiarato di guadagnare tot, senza doverne nemmeno dare prova. Sono i cosiddetti prestiti “no income verification”, ossia senza verifica del reddito, senza alcuna garanzia solida. Il problema è che l’ondata di fallimenti personali – di per sè già una tragedia per chi è costretto a farci i conti – si rifletterà immediatamente sulle banche, generando quegli scossoni borsistici di cui parlavamo all’inizio. Negli States, infatti, gli istituti di credito hanno concesso negli ultimi sei anni mutui e prestiti “allegri” per circa 4 mila miliardi: le riserve totali sono pari a 44 miliardi. I mutui sulla casa, a causa della frenata dell’economia e del gelo sceso sul mercato immobiliare, si sono quindi trasformati in capestri per chi pensava di poter comprare il sogno americano a rate. Una lezione, quella che ci arriva dagli Stati Uniti, che dovrebbe far riflettere: la corsa all’alto rendimento e all’alto rischio non vale, sul lungo periodo, la stabilità del mercato. E quello immobiliare potrebbe davvero tramutarsi in una bolla capace di squassare il mercato.
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