Wilde, dandy “realista”

Di Persico Roberto
08 Marzo 2001
Richard Ellmann, Oscar Wilde, 777 pp. Mondadori, lire 65.000

La vulgata scolastica presenta Wilde come il profeta dell’estetismo estenuato e decadente. La penna di Ellmann rivela invece un uomo che si interroga drammaticamente sul senso della vita e della morte, del bene e del male, della bellezza e del dolore, pungolato costantemente dal sentimento tragico di un destino ineluttabile: «il senso di una strana fatalità che incombe su di lui non abbandonerà mai la sua coscienza». La continua, esasperata ricerca del bello nasce dal desiderio inquieto di una ragione per vivere: «suo tema dominante non fu il culto estetizzante dell’arte per l’arte, ma la verifica dell’arte da parte dell’esperienza». Ma nemmeno la bellezza può salvare dalla morte; e come le sue opere si concludono tutte con il fallimento del tentativo di evasione estetica dalla realtà, così la sua vita vedrà il tragico epilogo della prigione. E, in una cella del carcere di Reading, la riscoperta del significato del battesimo ricevuto a cinque anni in terra d’Irlanda.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.