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Di Esposito Francesco
04 Ottobre 2001
Le immagini non lasciano spazio ad equivoci: la faccia di Osama Bin Laden e, sotto, la «dichiarazione di guerra contro gli americani che occupano la terra dei due luoghi santi dell’islam», sottotitolo: «cacciare gli infedeli dalla penisola arabica»

Le immagini non lasciano spazio ad equivoci: la faccia di Osama Bin Laden e, sotto, la «dichiarazione di guerra contro gli americani che occupano la terra dei due luoghi santi dell’islam», sottotitolo: «cacciare gli infedeli dalla penisola arabica». Il testo è una graziosa condanna a morte all’«alleanza dei sionisti e dei crociati», contro cui Bin Laden, «per grazia di Allah oggi al sicuro sull’alto Hindukush, nel Khurasan», invoca senza mezzi termini la “guerra santa” di tutti i musulmani del mondo, «io dico ai giovani: la morte più degna d’onore è la morte nel nome di Allah… com’è bello il Paradiso e com’è vicino, buono come acqua fresca… oh anima mia, se non verrai ucciso, tu morirai comunque. Davanti a te c’è il pozzo della morte! Tu avrai allora quello che avresti ottenuto prima attraverso il martirio». Di seguito un “Appello urgente per difendere l’Afghanistan”, una sorta di modulo d’arruolamento per aspiranti mujaheddin, con le istruzioni per unirsi alle armate talebane. Non manca materiale propagandistico da acquistare via posta (come le videocassette “Martiri di Bosnia”, o “I bambini dell’Iraq”). E nemmeno le indicazioni per donare denaro al governo talebano, consegnandolo a mano ai suoi emissari, ad esempio nell’aeroporto di Karachi, in Pakistan («non consegnate il denaro a nessun intermediario che non sia la persona stabilita», si avverte, «se qualcuno si offre di consegnare il denaro per conto vostro, rifiutate e insistete nel rimanere con il denaro, anche se ciò significasse restare in aeroporto fino al volo successivo»). Infine consigli per controbattere alle “false accuse” contro i talebani di giornali, televisioni e media, comprese quelle provenienti da quei musulmani «che vorrebbero l’Afghanistan guidato da una democrazia di stile occidentale, dove sarebbero permesse e promosse l’omosessualità, l’alcool, la musica e il ballo».

Non si tratta di qualche giornalino diffuso nelle madrasse asiatiche, ma della home-page di “Azzam publications” (www.azzam.com), dal nome dello sceicco Abdullah Azzam, ucciso in un attentato in Pakistan nel 1989 «da un complotto della Cia e del Kgb» e ritenuto uno dei padri spirituali di Osama Bin Laden. «L’organizzazione fornisce informazioni sul Jihad e i mujaheddin stranieri ovunque essi si trovino. Un gruppo di volontari impegnano il proprio tempo libero gratuitamente per diffondere al mondo notizie su questi temi… è tutto basato su Internet, anche se possediamo una cassetta postale a Londra, nel Regno Unito. Ma non abbiamo un ufficio, né un indirizzo… potete inviarci domande via e-mail e noi proveremo, senza impegno, a rispondervi». Dal sito si raggiunge la pagina web dedicata al Jihad in Cecenia (www.qoqaz.co.za), tradotta in tutte le lingue, italiano compreso. Qui si allenano gli aspiranti terroristi on line: esercizi psichici, arti marziali, lezioni di tiro, e una sezione intera dedicata alle «esercitazioni per il Jihad all’estero», con l’indirizzo dei siti Internet (soprattutto americani) dov’è possibile acquistare attrezzature da guerriglia.

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