Zaccaria, Biagi, D’Alema e Violante (sia chiaro, è l’invidia che parla)

Di Lodovico Festa
10 Gennaio 2002
«La prestazione del ministro è stata sufficientemente documentata dai mezzi di informazione» dice Roberto Zaccaria al Corriere della Sera. Al di là del merito le più recenti prese di posizione del presidente della Rai sono quasi sempre scomposte. Il che è, per qualche verso, singolare.

«La prestazione del ministro è stata sufficientemente documentata dai mezzi di informazione» dice Roberto Zaccaria al Corriere della Sera. Al di là del merito le più recenti prese di posizione del presidente della Rai sono quasi sempre scomposte. Il che è, per qualche verso, singolare. Lo stile di Zaccaria non è mai stato nel passato quello di un tipico “agitatore”, chessò ex missino o ex comunista: il re di via Mazzini ha sempre fatto parte di quella tradizione di “professorini” della sinistra Dc che saranno stati arroganti ma sufficientemente rigorosi nelle forme. Ci sarebbe quasi da credere a quei volgari qualunquisti che spiegano i devastanti effetti sugli ultracinquantenni della scoperta di “quella cosa lì”. *** «Penso di assistere a una truffa di Stato: con due miliardi e mezzo siamo anche noi capaci di fare un giornale», dice Enzo Biagi all’Unità. C’è un po’ di esagerazione in questa affermazione. Due miliardi e mezzo sarà pressappoco quello che Biagi prende per i suoi milioni di interventi (con annesse citazioni) che trasmette via Tv, giornali, libri: sia chiaro, è l’invidia che parla. Ma, al di là della forzatura, il suo pensierino resta comunque forte ed elegante. Richiama antiche tradizioni come quella cominternista del vecchio Giancarlo Pajetta che al gruppo del Manifesto chiedeva: «Chi vi paga?». O quella liberista di Margaret Thatcher che avrebbe voluto chiudere quel covo di giornalisti pagati dallo Stato che era (ed è) la Bbc. Un’unica avvertenza, sarebbe meglio che il maestro di giornalismo, prima di usare questi argomenti, si informasse su come sono organizzati finanziariamente i quotidiani ai quali rilascia i suoi moniti morali. Altrimenti il ridicolo esonda. *** «Nel mondo della scuola cresce una rivolta giovanile di vaste dimensioni contro le confuse proposte della Moratti», dice Massimo D’Alema a Republica. Negli ultimi trentacinque anni, abbiamo già visto crescere la rivolta giovanile contro le confuse proposte di Gui, Falcucci, Bianco, Russo Jervolino, Berlinguer, De Mauro e un po’ di altri ministri dell’Istruzione di cui ora non sovviene il nome. Ma sono confusi solo i ministri o qualche confusione c’è anche nelle rivolte giovanili (comunque sempre “crescenti”)? *** «Non fu la sinistra a beneficare della caduta del vecchio sistema ma proprio Berlusconi che vinse le elezioni del 1994», scrive Luciano Violante sul Cor-riere della Sera. Nel ’94, però, non vi fu solo la vittoria del centrodestra alle elezioni politiche. Sforzandosi un po’, si può ricordare anche altri avvenimenti quell’anno, alla determinazione dei quali non furono del tutto estranei i pm militanti. *** «Quanto siano insopportabili i pesi che le metropoli, talvolta senza pietà, scaricano sui propri abitanti», scrive Walter Veltroni sul Messaggero. Considerando questi pesi, i sindaci di codeste metropoli (talvolta senza pietà), non potrebero almeno scrivere in modo meno ispirato? Siano pietosi, i loro cittadini c’hanno già i loro “pesi” da sopportare.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.