Zapatero, la politica del gambero

Di Rodolfo Casadei
13 Maggio 2004
A due mesi dall’insperata vittoria elettorale del 14 marzo

A due mesi dall’insperata vittoria elettorale del 14 marzo, un mese scarso dopo il giuramento del suo governo, gli arretramenti del primo ministro socialista spagnolo nelle questioni di politica estera e della sicurezza sono diventati legione. E vanno tutti nella stessa direzione: l’appeasement nei confronti delle componenti più radicali, per non dire altro, del mondo islamico. Gli ultimi due tremebondi passi all’indietro José Luis Zapatero li ha fatti a proposito dell’Onu in Irak e dell’Afghanistan. In un’intervista al New York Times il 7 maggio u.s. ha dichiarato che le truppe spagnole non torneranno mai più in Irak, anche nel caso, «piuttosto improbabile o utopico», che diventasse possibile collocarle sotto l’autorità dell’Onu. All’indomani del successo elettorale Zapatero aveva minacciato il ritiro del contingente spagnolo dall’Irak se il comando delle operazioni non fosse passato all’Onu entro il 30 giugno. Ma il 19 aprile, con un anticipo di 72 giorni sulla scadenza dell’ultimatum, aveva suonato la ritirata generale. Ora Zapatero retrocede il segnaposto spagnolo alla casella zero: Onu o non Onu, «le truppe spagnole sono state in Irak e hanno completato la loro missione. Non c’è ragione per rispedircele». Riguardo all’Afghanistan, all’indomani del 14 marzo aveva fatto sapere di voler raddoppiare il contingente spagnolo di 200 uomini a Kabul. El Pais aveva spiegato che il governo socialista avrebbe così mostrato al mondo la retta via: combattere il terrorismo col consenso Onu anziché con azioni unilaterali. Due mesi dopo, la poca voglia di dar seguito alle intenzioni è palese.
L’unica cosa organizzata con serietà dal governo Zapatero è stata la cerimonia per il rientro delle truppe, che però i soldati non hanno molto apprezzato: quelli appena rientrati non hanno potuto riabbracciare le famiglie perché costretti a fare le prove nella piazza d’armi di Badajoz, quelli già rientrati e in permesso sono stati richiamati in massa. Per tutti ha parlato, con inaudita franchezza, il sergente Manuel Garcia: «Non è sembrato tanto un benvenuto per il nostro ritorno. È sembrata una celebrazione politica per Zapatero e per tutti quelli che non avrebbero mai voluto che noi partissimo».

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