ZECCHI SOGNA UN “CONVEGNO SULLA BELLEZZA” PER STUPIRE MILANO

Di Riccardi Fulvia
05 Maggio 2005
Il professor Stefano Zecchi è da poco stato nominato assessore alla Cultura del Comune di Milano

Il professor Stefano Zecchi è da poco stato nominato assessore alla Cultura del Comune di Milano e dice a Tempi che «sinceramente non ho avuto ancora il tempo di adattarmi al ruolo. Spero di continuare a ragionare con la mia testa, di continuare a fare quello che ritenevo fosse giusto fare anche prima di ricoprire questo incarico».
Quali sono i suoi progetti per questa Milano che offre molto dal punto di vista culturale ma ha ancora molto da dare?
Bisogna non essere né velleitari né strafottenti. Sono qui per un anno, ed in questo breve lasso di tempo il buon senso induce a portare avanti quei progetti che erano stati messi in cantiere dall’assessore precedente, la cui carica è durata otto anni, e nel frattempo vedere di muovere qualche iniziativa. Sto studiando dei progetti per coinvolgere la città ad essere maggiormente attenta alla sua vita culturale.
Ad esempio?
Mi piacerebbe organizzare un convegno sulla bellezza di Milano, sul problema dell’estetica della città. Come esiste una competenza specifica nel fare un bilancio di previsione del Comune allo stesso modo devono esistere competenze specifiche per stabilire la qualità estetica di una realtà o di un arredo urbano. Vorrei ragionare sul rapporto tra università, città e sviluppo insieme ad altre realtà universitarie europee, col rettore di Oxford piuttosto che con quello della Sorbona. Vorrei anche proporre un modo d’intrattenere le persone che passeranno l’estate in città, e realizzare una “Casa della poesia”.
Negli ultimi tempi abbiamo visto che intorno alla Scala di Milano si sono vissute forti tensioni.
Questo è un momento di crisi importante per capire cosa stia succedendo a Milano che ha bisogno di una grande rifondazione culturale. Il sindaco Albertini è stato molto bravo a ricucire i brandelli di una città che è uscita da un sistema giudiziario che aveva sostituito quello politico e che ha dormito quattro anni con Formentini. Mentre Albertini ha avuto come punto di riferimento Romiti, Montanelli, Fossa e Cuccia, il passo successivo è una rifondazione culturale di Milano che ridefinisca i rapporti virtuosi fra le risorse economiche e la situazione della città. La Scala è una metafora di tutto questo, la metafora di una città che va avanti, ha dei pezzi pregiati come Muti che rimangono nella gloria della città, ma necessita di un nuovo rapporto fra denaro privato e idee.

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