Zelig Ferrante ha vinto: ‘E ora cosa Fo?’
Alla fine, con un picco di suspence degno di questo finale di campionato, Bruno Ferrante è stato incoronato dagli elettori di centro-sinistra come candidato sindaco a Milano. Lo sapevano tutti, da settimane, ma il giochino deBlla “democrazia è partecipazione”, della “base” che decide e il vertice che si adegua è troppo carino, fa così comunità zapatista che nessun milanese potrebbe rinunciarvi. Sono andati in tanti a votare per le primarie del centro-sinistra, a Milano, meglio ammetterlo: 80 mila persone sono davvero una marea di gente. D’altronde, il Milan aveva giocato la sera prima con la Samp e l’Inter era in campo a Lecce: tanto vale, cinemino e poi voto in sezione. Già, perché mentre il centro-destra non solo ha deciso senza pantomime il proprio candidato ma ha già anche preparato il programma di governo in 100 punti, la sinistra gioca al suo passatempo preferito: lo sputarsi in un occhio mentre ci si stringe la mano. Come valutare infatti le due dichiarazioni rilasciate a pochi minuti di distanza l’una dall’altra da Dario Fo e prontamente riprese da Repubblica nell’edizione nazionale? Eccole: «Ferrante è una grande risorsa per questa città, va valorizzato», seguita a ruota da una meno conciliante «I miei voti sono pesantissimi e ingovernabili. Come faccio a dire alla gente che mi ha votato di avere fiducia in Ferrante quando sono io il primo a non averne?». Geniale, solo il centro-sinistra poteva regalarci tanto.
IL PROGRAMMA? UN OPTIONAL
Comunque sia, finalmente l’ufficialità è giunta e la gara a due per la conquista di Palazzo Marino può partire. Almeno così sarebbe in una città normale con due schieramenti “normali”: ma come può Bruno Ferrante scontrarsi sui fatti, sul programma, con Letizia Moratti quando oltre a non averne uno si trova costretto a travestirsi da no global per conquistare i voti di Dario Fo? Una prima capriola l’ex prefetto l’ha già compiuta, trasformandosi da uomo della legge in difensore del Leoncavallo, da lui definito – nel giorno che doveva sancirne lo sgombero da via Watteau – «una risorsa per la città». I Ds milanesi, candidi, ammettevano che «beh, sì, molti dei militanti del centro votano per Ferrante». Bene, sulla questione del lavoro Letizia Moratti ha già detto che intende rilanciare il Patto per Milano che realizza una collaborazione di tutte le forze produttive e sociali. E Ferrante, cosa farà, visto che molti dei suoi potenziali elettori gridavano “boia” ai dirigenti cittadini della Cisl che quel patto avevano sottoscritto? Nessuno lo sa. E sulla competitività? La Moratti ha proposto la creazione di una cittadella dell’Innovazione per favorire la nascita di nuove imprese. L’ex prefetto cosa propone, forse l’assalto alle agenzie di lavoro interinale, tanto per fare contenti gli elettori di Dario Fo? E sul tema dell’immigrazione? Il centro-destra propone un potenziamento dei sistemi di verifica del rispetto delle normative edilizie, sanitarie, commerciali e di sicurezza negli insediamenti abitativi, nei luoghi di culto e di educazione. In parole povere, mai più via Lecco, mai più via Quaranta e mai più viale Jenner: Ferrante, invece, cosa intende fare? Forse proseguire nella linea tenuta durante i suoi anni a capo delle Prefettura, cioè il laissez-faire?
Questi sono solo alcuni dei punti di non contatto tra centro-destra e centro-sinistra, ma ce ne sono molti altri: verde, anziani, famiglia, politiche giovanili, commercio. Letizia Moratti ha messo, nero su bianco, le sue idee per Milano. Bruno Ferrante, ad oggi, non ha nemmeno delle idee: e in 65 mila hanno puntato su questa certezza.
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